Quello che non ti aspetti da Blender

Giugno è stato un mese abbastanza concitato per me, coinvolto nel bene e nel male fra diecimila impegni (pochissimi portati a termine, considerato il caldo africano che oltre ad avermi messo letteralmente KO, ha disintegrato ogni record climatico di stagione degli ultimi sessant’anni) e luglio è iniziato nel peggiore dei modi con un mare cloaca e caldissimo, seguito da un’influenza con febbre da cavallo pazzo che mi ha colpito nell’ultima settimana… insomma, a parte questi inconvenienti (!) ho avuto modo di riscoprire il piacere di modellare e animare in 3D con l’ausilio di un programma completamente gratuito: Blender

Blender 2.44 sotto Gutsy Gibbon

… Questo benedetto programma è il classico esempio di “tira e molla” che ho spesso messo da parte, poi ripreso parzialmente, e poi rimesso da parte nuovamente… lo si può paragonare ad una ragazza che piace e non piace, in base al periodo in cui la si incontra. Fatto sta, che dopo tanti anni di prove e riprove, qualcosa è cambiato, perché superato il GRANDE SCOGLIO dell’interfaccia atipica, che è TOTALMENTE diversa dai programmi di analoga categoria, ci si rende REALMENTE conto delle numerosissime potenzialità che possiede questo pregevole software!

Blender 2.44

Blender sotto Ubuntu Gutsy Gibbon 7.10

Blender in se rappresenta uno di quei rari esempi di software realmente multi-piattaforma, perché in questi giorni di febbre estiva l’ho usato lontano dal mio caro Ubuntu… sul mio palmare! Già, e ci si può anche porre la classica domanda “Ma sul palmare non è la stessa cosa!”. Felice smentita… invece è proprio IDENTICO, a parte la ovvia mancanza di reattività di un PC normale e del modulo game engine, il resto è praticamente uguale al “fratello maggiore”, solo che si ha tutto… sotto il pennino! Altro che iPhone… riuscire a modellare, renderizzare ed addirittura ANIMARE con un modestissimo Acer n310, dona la stessa sensazione di quando si era pionieri in questo settore, dove sui vecchi Amiga si rimaneva ESTASIATI davanti ad un rendering portato avanti per ore da programmi come Turbo Silver, Imagine e Sculpt 3D, che stavano “stipati” in dischetti inferiori al singolo MB e addirittura nemmeno compressi…

Blender 2.42a sul PDA
Blender nel palmare

Oggi con Blender è facile tornare a sorprendersi, a sorridere delle scoperte fatte, perché l’interfaccia atipica è anche sinonimo di nuove conoscenze. Stranamente mi è tornato in mente Imagine della Impulse; quanto era potente quel programma, ma quanti erano in pochi a saperlo utilizzare nel pieno delle sue potenzialità; per diversi motivi: i ’90 erano i primi anni in cui la grafica 3D prendeva piede e termini come “ray tracing” e “wireframe” erano ancora parole misteriose per moltissimi informatici, anche di chi la masticava da anni… ci si avventurava in quei meandri senza conoscere l’inglese, senza manuali, senza internet… si aveva solo il dischetto passato da amici ad amici (Turbo Silver e Sculpt 3D me li passò Roberto Lo Giacco! Chissà se lui lo ricorda ancora quel fatidico gesto che cambiò tante cose). Ricordo ancora quell’ormai lontanissimo giorno in cui per “sbaglio” animai un cubo ed una sfera senza sapere quali caspita di tasti avevo premuto per dare “vita” a quell’incredibile visione… e da li inizio’ un lento ma piacevole “studio”: tradussi tutto quello che avevo sullo schermo ed imparai i primi rudimenti di modellazione e poi di animazione “scervellandomi” sulle interfacce scarne e spesso monocromatiche di quei programmi che sovente si bloccavano (e spesso rimanevo a guardare lo schermo con la speranza che si sbloccasse perché si era talmente ipnotizzati da tanto potenziale, che non ci si rendeva conto delle ORE che letteralmente volavano… a parte quelle dei rendering che andavano avanti per giorni e spesso si piantavano sul più bello!). Poi l’acquisto di una scheda acceleratrice (la mitica Blizzard 1220, che aveva coprocessore matematico ed espansione di ram all in one!)

Blender 1.60

Una vecchissima versione di Blender (v1.60 – build 21/04/1999) ancora oggi funzionante

Ora con Blender si riscopre la voglia di ritornare a scervellarsi, ma stavolta usando moduli del tutto nuovi: con la fisica di corpi rigidi e flessuosi, immersi nella fluidodinamica si ritorna a provare e riprovare questo o quel cambiamento… certo mancano ancora alcuni aspetti “base” (la costruzione di profili bidimensionali è ancora relegata a vecchi metodi) ma con Blender è solo questione di tempo… dopo quel periodo in cui sembrava perduto per sempre per problemi economici della NaN, entrando nell’Open Source è rinato dalle sue ceneri, è stato cambiato, tramutato in qualcosa di veramente potente, che spesso batte la blasonata concorrenza MESI prima (Softimage e Maya hanno dovuto sovente rincorrere con affanno le novità mostrate con non chalance da questa testa calda senza padroni.). Questo è il succo dell’open source: non esistono FRENI, non esistono LIMITI… basta avere le capacità, la bravura ed un pizzico di fantasia, che non guasta mai…😀

Update: Tutti i miei lavori di grafica 3D li sto riprogettando e riplasmando in Blender. In questi ultimi giorni ho scoperto come modellare con precisione i profili e da li procedere alla costruzione suddivisa in layer (che è diversa da come viene gestita in Lightwave o similari). Incredibile a dirsi ma la fisica applicata ai corpi rigidi e la fluidodinamica tramite particelle è particolarmente semplice da utilizzare: In pochi minuti sono riuscito a concretizzare un paio di idee MOLTO interessanti. Il problema di questo software è che crea assuefazione una volta presa la mano, perché si entra in un vortice di novità che altri programmi celano dietro diverse plugin, spesso male integrate e ancora più spesso, di difficile comprendonio. In Blender, invece, fisica, particelle e fluidodinamica sono alla portata di un paio di click, perfettamente integrate nel contesto. Nelle prossime revisioni del programma è in pianificazione una rivisitazione dell’interfaccia, una implementazione OpenGL migliorata nella preview dei materiali in tempo reale (funzione GLSL preview, vedi schermata in basso), un paio di ritocchi al tool di beveling per renderlo più snello e veloce e, dulcis in fundo, la tanto agognata API Render per “collegare” nativamente Blender ai motori di rendering esterni di maggior valore e qualità (Mentalray ® vi dice niente?).

GLSL Preview in una delle prossime revisioni di Blender
GLSL Preview

Rendering effettuato con Mental Ray
Esempio di rendering effettuato con Mental Ray ®

2 Responses to “Quello che non ti aspetti da Blender”


  1. 1 Roberto Lo Giacco 17 luglio 2007 alle 22:12

    Caro Zeirus,
    come dimenticare quella miriade di floppy disc da 3,5″ che ogni mese mi veniva recapitata a casa attraverso paccozzo postale e che provvedevo a distribuire a destra e a manca! Era l’alba della pirateria e (sorriderete ma è vero!) allora i programmi si scambiavano attraverso la posta, non la posta elettronica!

    Certo che mi ricordo… come mi ricordo la BBS inferno dalla quale si scaricavano dei giochi meravigliosi in una decina di ore… si ma dieci ore a 300bps (significa baud per second, non bit per second, ignoranti!) con il mio modem (modulatore e demodulatore di frequenza, non questi strani aggeggi ADSL che non sono modem ma router!) fatto in casa dal pazzo, pazzo e visionario Paolo (mio fratello n.d.r.).

    Ave cesare, i vecchi bacucchi te salutant!😛

  2. 2 Massimo 9 dicembre 2007 alle 22:36

    quanta bella roba🙂


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